Dal Kuwait al franchising: la mia chiacchierata con Umberto Gonnella tra lezioni imparate e (sorprendenti) sfide umane

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Dal Kuwait al franchising: la mia chiacchierata con Umberto Gonnella tra lezioni imparate e (sorprendenti) sfide umane

17 Dicembre 2025

Quando incontri un imprenditore come Umberto Gonnella, Founder di 101 Caffè e Vicepresidente di Federfranchising, capisci subito che la conversazione non sarà fatta solo di numeri, dati e bilanci.

Con lui ho avuto la conferma di un’idea che mi sta a cuore da tempo: il retail fisico non è morto. Sta cambiando pelle. Sta diventando qualcosa di più profondo, autentico e umano.

Il negozio non è più soltanto scaffali, merce e casse.

È un luogo di esperienze, consulenza e benessere. Uno spazio in cui le persone non entrano solo per comprare, ma per sentirsi ascoltate, accolte, comprese.

Dopo la pandemia questo bisogno è esploso con forza: oggi la gente cerca punti di riferimento, luoghi che diano valore alla relazione oltre che al prodotto.

E persino le vie meno centrali delle nostre città possono rinascere se riescono a proporre calore, qualità e identità.

Ma la vera sfida non si gioca solo sulla clientela: si gioca sulle persone che portano avanti il brand. Reclutare e trattenere collaboratori è diventato complicatissimo.

Alcune catene rinviano aperture perché non trovano personale; altre arrivano a chiedere agli assunti di coinvolgere amici e parenti. Non è una questione di numeri: è una questione di visione e valori.

Se non c’è allineamento, il cliente lo percepisce immediatamente.

Umberto lo racconta con semplicità e un pizzico di ironia: uno dei suoi primi affiliati non beveva nemmeno caffè!

Un paradosso che si è trasformato in una lezione fondamentale, che ha contribuito ai suoi successi: se non ami quello che proponi, non puoi trasmettere credibilità.

La coerenza tra ciò che il brand rappresenta e le persone che lo incarnano è la chiave di tutto.

Con altrettanta trasparenza, ha condiviso un errore di valutazione: aprire un punto vendita in una stazione ferroviaria, convinto che l’enorme flusso di persone si sarebbe tradotto in grandi incassi.

La realtà fu diversa: chi corre per prendere un treno non ha lo stesso atteggiamento di chi passeggia lungo una via dello shopping.

Non conta solo la quantità dei passanti, ma la loro predisposizione, il “tipo di camminata”. È un dettaglio che fa la differenza tra un locale che funziona e uno che fatica.

Grande insegnamento.

E poi c’è il tema del fare squadra.

In un mercato sempre più competitivo, il franchising rappresenta una risorsa decisiva: permette di condividere investimenti, di attingere a un know-how consolidato, di beneficiare della forza di una rete. È ciò che consente a tanti imprenditori di trasformare un’idea in una storia di successo.

Il commercio fisico non è matematica, non è un flusso lineare di entrate e uscite.

È fatto di energia umana, di scelte quotidiane, di errori che diventano insegnamenti e di comunità che nascono attorno a un’insegna.

La mia conversazione con Umberto mi ha lasciato la scia di un imprenditore illuminato e pragmatico, che va oltre il suo prezioso curriculum.

E mi porto a casa una grande certezza: il futuro appartiene a chi saprà mettere le persone al centro.

Non solo clienti, ma anche collaboratori e partner.

Perché i negozi che resisteranno e cresceranno non saranno solo punti vendita: saranno punti di riferimento per la comunità.

Ecco il link per seguire la sua bellissima intervista: https://youtu.be/hME94UCUdT0