
Futuro del supermercato e nuove aperture: opportunità per locali commerciali
Il futuro del supermercato tra digitale e prossimità: la visione di Massimo Lucentini di Todis
Non c’è cosa peggiore che rimanere fermi su quello che sei: non sbagli niente, ma in realtà stai sbagliando tutto.
Questa frase, pronunciata da Massimo Lucentini, Direttore Generale di Todis, durante la nostra ultima chiacchierata per Prossima Apertura, fotografa perfettamente l’anima di un manager che guida un’azienda da 1 miliardo e 300 milioni di euro di fatturato, ma che non ha mai smesso di guardare al commercio con gli occhi curiosi del cliente.
Oggi si parla spesso di “omnicanalità”, un termine quasi inflazionato, ma Lucentini preferisce descriverla come una compenetrazione necessaria.
Siamo usciti da un’epoca in cui si profetizzava la morte del negozio fisico sotto i colpi del digitale; la realtà ci dice l’esatto contrario. Il digitale è diventato un supporto per il fisico e il fisico un supporto per il digitale. Pensate a Nike o Sephora: il negozio non è più solo uno scaffale, ma un luogo di esperienza, di community e di servizio.
C’è un aspetto ancora più profondo che è emerso dalla nostra conversazione:
l’importanza sociale del supermercato.
Massimo mi ha ricordato come, durante il lockdown, andare a fare la spesa fosse l’unico momento di socialità rimasto, rendendo evidente il ruolo cruciale (e spesso rischioso) degli operatori alle casse.
Oggi, quel ruolo continua: per una popolazione che invecchia e che vive ritmi sempre più frenetici, il supermercato è diventato un presidio contro l’isolamento.
Un cliente non torna in un punto vendita solo per la convenienza. “Torno in quel supermercato perché il gastronomo mi ha consigliato bene, mi ha sorriso, mi ha detto ‘Buongiorno'”.
Massimo su questo è stato categorico: avere un personale scortese è il modo più rapido per perdere clienti, subito dopo la mancanza di merce sugli scaffali.
La forza di un supermercato sta proprio in questa capacità di “tarare” la propria anima di prossimità.
Un segreto che Massimo ha sintetizzato in un’immagine potentissima: “Di mattina venderò l’arrosto perché arriva la signora che ha tempo di cucinare; la sera venderò un hamburger o una fettina panata, perché arriva chi esce dall’ufficio e ha poco tempo”.
Saper leggere il ritmo della giornata e del quartiere è ciò che trasforma un semplice distributore di merci in un punto di riferimento per la comunità.
Massimo definisce Todis, l’azienda che guida, un “supermercato monomarca”.
Un modello ispirato a eccellenze globali come Trader Joe’s negli Stati Uniti o Mercadona in Spagna, dove la marca privata non è un ripiego economico, ma una promessa di qualità e packaging superiore che non può tradire il cliente.
Infine, abbiamo toccato il tema della crescita professionale. Il consiglio di Massimo ai giovani è una lezione di umiltà e metodo: prima di voler innovare a ogni costo, bisogna capire come girano le cose nei processi quotidiani. “Se hai aggiustato quel motore e sai come funziona, allora saprai come farlo andare più veloce”. È questa cultura del “fare”, del saper riconoscere l’errore come parte del processo di innovazione, che rende la visione di Massimo Lucentini, ed i risultati ottenuti, un caso studio fondamentale per chiunque voglia capire dove sta andando il retail in Italia.
